Associazione I Lamberti - Associazione Pro Forum e Parco della Fantasia di Omegna

L’eredità artistica di Patrizia Motetta

Forum di Omegna – luglio 2019

L’eredità artistica di PATRIZIA MOTETTA

A cura di Giulio Martinoli, Roberto Ripamonti e Giorgio Scalenghe

Succede nella vita di trovare nei propri prodotti artistici i migliori amici. La comunicazione è lo strumento più prezioso per instaurare un dialogo con il nostro interlocutore e, attraverso quel dialogo, potersi esprimere per quello che si prova, sente e si ha esigenza di condividere. Ma noi possiamo parlare anche a noi stessi in quella forma che si chiama tecnicamente ‘il dialogo intrapersonale’ e lì siamo naturalmente autentici, nudi e identitari. Quando il colloquio con il nostro io si fa pregante di emozioni e immagini, ecco che l’arte diventa strumento privilegiato per esprimerci e liberare quanto abbiamo coltivato dentro. Così possiamo proferire parole dedicate a noi stessi – e forse anche al mondo – scrivendo un diario quotidiano, un racconto o una teoria, o suonando note che ricercano nell’armonia la forma ordinata e melodica del nostro io. Oppure possiamo parlare dipingendo e lasciando che la creatività di una mano guidata dall’ispirazione, dalla tecnica e, soprattutto, dall’immagine che abbiamo formato del paesaggio, al di là di noi e di cui noi siamo osservatori o protagonisti, scelga la linea e i colori del suo definirsi. 

Io non ho avuto la fortuna di conoscere Patrizia, ma ho ascoltato con attenzione chi mi parlato di lei. Pensando a lei ho capito quanto un tratteggio, un punto, un fiore abbozzato, un profilo accennato possano contestualizzare una vita che, forse, trova proprio in quel disegno il senso profondo di quanto il mondo che si dipinge, invece, non sa tracciare.  Esprimersi con e in un disegno è uno strumento prezioso per riconoscersi e ritrovarsi, è una lezione da maestro che si dà a se stessi.

Così Albert Camus scrisse che “Se il mondo fosse chiaro, non si avrebbe bisogno dell’arte”, perché quando il fuori è velato e opaco, dentro si cercano i colori più belli e le forme più creative per far brillare il proprio io. Forse può succedere che nell’arte ci si ritrova e ci si perde di nuovo. Ma quanto si è fissato in immagini dipinte rivolte a se stessi, si trasforma poi in comunicazione per l’interlocutore. Da intrapersonale il dialogo si fa interpersonale: l’opera d’arte trasforma in tangibile e visiva la materia che ha composto i pensieri, le emozioni e i sogni dei suoi autori.

Grazie, Patrizia, di averci spiegato, ben oltre tanti manuali, un significato profondo dell’artisticità legato al senso e al dare senso alla vita.   

Sara Rubinelli
Assessore alla Cultura di Omegna

Patrizia Motetta: un’eredità artistica

Patrizia Motetta ha esposto una sola volta nella vita, nel 2018 presso la “sala archi” di Cesara; oggi, il preparare questa nuova mostra e il catalogo che l’accompagnerà, equivale per me affrontare un nuovo viaggio nella sua pittura, con la differenza che non c’è piu lei a condurmi, ma potrò ritrovare i suoi amici come Matisse, Klee, Kandinsky e Chagall, calandomi all’interno di una piccola Bauhaus.
Nonostante l’estrema brevità della sua vita artistica, Patrizia ci ha consegnato un’eredità pittorica abbondante e preziosa, contraddistinta dalla libertà espressiva dei suoi colori accesi e violenti, come dettati da un notevole impeto creativo ma allo stesso modo assai ben controllato.
Addentrarsi nei dipinti di Patrizia è come stare in una zona di confine, dove si incontrano realtà e inconscio, vero e finzione, dove vita e pittura si fondono fino a diventare una via di fuga dalla depressione, dai dolori, dai tormenti e dalle insicurezze.
Al contempo vi è una singolare capacità di catturare l’osservatore e trascinarlo nell’immensa angoscia che trabocca dai suoi disegni che sono sempre alla ricerca di una risposta che ci invita a trovare, e per trovarla dobbiamo penetrare le viscere dell’immagine per scoprire che vi è una volontà di contestare certi aspetti del mondo contemporaneo così caotico, dispersivo, superficiale, per comprendere come Patrizia abbia voluto rifuggire dalle brutture di questa società per iniziare un cammino suggestivo e affascinante nel mondo dell’arte.
I soggetti dei suoi dipinti, racchiusi da contorni decisi, trasmettono un’emozione cruda e riflettono domande e dubbi, simbolizzando la personale lotta interiore mai vinta. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un’arte aggressiva ma colma di soggetti carichi di allusioni e riferimenti profondi dell’animo umano nel pieno del suo tormento emotivo.
Dalla sua incessante ricerca, che procede attraverso un accumulo di elementi sia figurativi che astratti, dove si incontrano caos e ordine, dove emerge prepotente la passione per la pittura, che cerca di aprire degli spiragli nei confronti della vita, come se l’arte dominasse i ritmi della quotidianità e Patrizia non facesse altro che riflettere dentro se stessa, facendo emergere innumerevoli interrogazioni, analisi e visioni, introducendoci nell’universo che si agita nell’anima degli uomini, tanto complesso quanto l’intero universo.

Roberto Ripamonti

La stanza rossa
La stanza rossa

da Matisse, acrilico su carta, cm. 33 x 46

L’amazzone a cavallo
L’amazzone a cavallo

da Kandinskij, acrilico su carta, cm. 31 x 24

Il viaggio verso l’ignoto di Patrizia Motetta

La carriera artistica di Patrizia Motetta (nata a Omegna nel 1965, a Omegna morta tragicamente nel maggio del 2018) è stata brevissima, appena tre o quattro anni, ma luminosa, come testimoniano le circa duecento  opere che ha lasciato.
La sua vocazione è maturata lentamente, attraverso lo studio metodico della storia dell’arte, recente e non, attraverso l’approfondimento puntiglioso delle diverse tecniche, sino ad acquisire la consapevolezza di poter fare, di potersi raccontare attraverso la pittura: travagli soprattutto, il senso dell’assurdo, ma anche piccole gioie, sogni, emozioni, divertimento, passioni, scoperte, illuminazioni, forse anche epifanie vere e proprie, rivelazioni folgoranti.
Aveva stentato un poco, al liceo classico, ma poi, frequentando l’Università Statale di Milano, s’era rivelata studentessa assai brillante, laureandosi a pieni voti in russo, la lingua di sua madre Iia, con una tesi sullo scrittore Vladimir Korolenko, contemporaneo di Anton Cechov e Nikolaj Leskov, una sorta di dissidente ante litteram, sostenitore dei diritti umani e perseguitato dal regime zarista.
Poliglotta – sapeva esprimersi in cinque o sei lingue – ma anche interessata alla politica (polemizzava spesso, bonariamente, con il padre deputato) e all’economia, dopo la laurea Patrizia lavorò come traduttrice e interprete per diverse aziende, mettendosi infine in proprio, aprendo una sua agenzia di consulenze e traduzioni.
Era una ragazza allegra e serena, piena di vita, bella. Pareva che dovesse avere davanti a sé un futuro radioso di promesse. 
Lo studio e la lettura, la cultura in genere, ai quali aveva forse dato poco peso nell’adolescenza, divennero per lei adulta una passione, una necessità irrinunciabile. Leggeva un po’ di tutto, dai libri di storia a quelli scientifici, spaziava dalla narrativa alla filosofia alla psicologia, dall’attualità politica alle problematiche economiche e ambientali.
Presto, però, maturò un interesse particolare per la storia dell’arte, dedicandosi allo studio sistematico delle opere dei grandi maestri, sia gli antichi sia i moderni, in particolare i russi. Non solo dedicava la propria attenzione alle opere in sé, quali poteva osservare e studiare nei musei o nelle riproduzioni fotografiche, anche desiderava conoscere di quale materia i quadri fossero fatti, quali fossero i procedimenti attraverso i quali gli autori erano pervenuti al risultato finale. Quando decise di cominciare a dipingere aveva quindi acquisito una conoscenza ampia delle diverse tecniche e teorie pittoriche. Testarda, determinata, completamente autodidatta, seppe arrivare da subito a risultati che oggi appaiono a dir poco sorprendenti.
Cominciò copiando, gli amati artisti russi, e poi Matisse, Picasso e altri. In mostra e nel catalogo compaiono una sua copia perfetta, identica anche nelle dimensioni, dell’amazzone a cavallo di Vasili Kandinskij e un Matisse invece volutamente incompiuto. Sebbene non manchino echi degli artisti di riferimento, già le prime opere sono inconfondibilmente sue, lo stile è definito e originale, il tratto è preciso, agile, i colori, ora violenti ora delicati, sono accostati tra loro in maniera armonica e insieme forte.
Osa molto Patrizia, è come se avesse fretta di fare, di arrivare al nocciolo; la sua pittura è imprudente ma efficace, decisa, indomita, compiuta, fantasiosa ma sempre in giusto equilibrio.
I soggetti, a parte il paesaggio, che è pressoché assente, sono piuttosto vari: uccelli, molti pesci, animali domestici e fiere, oggetti di casa, teiere e piatti, fiori, pezzi di strumenti meccanici, brandelli di Russia, personaggi, per lo più deformati o ridotti a maschere teatrali o tribali emergenti da sfondi violentemente variegati: nei dipinti dell’artista i contrasti coloristici e il disegno stilizzato largamente predominano.
Quasi sempre, eccetto in un quadro, da considerarsi forse emblematico e riassuntivo di questo suo articolato diario personale che si sviluppa attraverso le immagini: un veliero scuro, che s’allontana su di un mare nordico, come di ghiaccio, il resto è tutto grigio o bianco, forse la rappresentazione di se stessa in viaggio verso l’ignoto, forse invece quella di una società che non riesce più a comprendere, che va alla deriva e alla distruzione, alla quale si sente sempre più estranea. Dolorosamente estranea.    

Giulio Martinoli

Pesce in rosso
Pesce in rosso

acrilico su carta, cm. 33 x 48

Cavallo
Cavallo

acrilico su carta, cm. 33 x 45

Ho conosciuto Patrizia Motetta quando abbiamo allestito la sua prima mostra personale in Sala Archi a Cesara. Sono subito rimasta molto colpita dalle sue opere, nelle quali ho visto immediatamente un grande sconvolgimento interiore, ma anche la annaspante ricerca di uno spiraglio, di un appiglio… Il male di vivere traspare dai suoi tratti, guidati da sconforto e delusione. Uno scontro col mondo esterno che una volta esposto al pubblico l’ha fatta sentire ancora più fragile mettendola di fronte alle sue paure e alle sue incertezze.
È forte l’impatto con il contrasto tra cupo e sgargiante che emanano le sue opere. Certo lasciano il segno.
La possibilità di continuare ad ammirarle e approfondirne i contenuti, non potrà che farci sentire Patrizia presente, a scuoterci gli animi, a impedirci di restare indifferenti.

Iolanda Maraviglia

Sempre guardo negli occhi  le persone con cui parlo , scrutando, al di là delle parole, che spesso sono o di circostanza o di presenza o di accondiscendenza o ancora di sufficienza, ne ricerco il “dentro”, il “ chi è veramente”, e, a volte, gli occhi esprimono l’assenza… e negli occhi di Patrizia, quando ci siamo parlati, ho visto questa assenza… mi mostrava le sue opere per me così intense, così disperatamente colorate, così profondamente umane, ma lei era già lontana, già così lontana, parlava con me da un’altra dimensione, forse per forza o per gentilezza o per un obbligo dovuto all’educazione, con un sottile pudore mi parlava delle  sue opere, un sottile filo d’ Arianna  che mi portava in un dedalo oscuro e sconosciuto, pauroso e angoscioso fatto di un colorismo esplosivamente devastante pieno di richiami intimi, di nuance   profondamente radicate in un subconscio tumultuosamente burrascoso alla ricerca di una luce o di una baia tranquilla….di tutto ciò che ho visto di Patrizia un’opera mi ha colpito…un vascello oscuro che naviga in un mare non amico… e mi sono tornate alla mente le ultime battute di un’opera di Rimbaud : “Il battello ebbro” :

Ma davvero, ho pianto troppo! Le albe sono strazianti,
Ogni luna è atroce e ogni sole amaro:
L’acre amore mi ha gonfiato di torpori inebrianti.
Oh che la mia chiglia esploda!
Oh che io vada verso il mare…

Giorgio Rava

Il veliero
Il veliero

tecnica mista, cm. 20 x 16  

L’urlo di forme e colori

Ho avuto modo durante la sua piccola personale a Cesara di parlare di Patrizia. Colgo l’opportunità per la stesura del catalogo per la sua nuova mostra al Forum, che sarà certamente più incisiva e più rappresentativa, per collegare riflessioni già espresse ed altre. in condizioni emotive meno pesanti delle precedenti. Ora è giusto penetrare nella profondità dei sentimenti, nella sua impulsiva, vera, sincera espressività, un’esplosione, un turbine di piccoli habitat nello spazio ricavato nel foglio o nella tela. Una vita raccontata   dall’intimo di un animo turbato, inquieto, atto a svelare condizioni profonde.
Eppure, diversamente da quanto può sembrare ad una lettura affrettata, la sua pittura non è così ermetica, è la storia di un’anima che ci dice, che ci racconta, che cerca di comunicare, con la sua intricata rappresentazione, raffigurata nella forma e nei colori. Una maturità espressa e compiuta in pochissimo tempo che pare quasi impossibile, data la sua brevissima esperienza pittorica. Patrizia ha bruciato le tappe. Una giovane artista che ha consumato con rapidità quasi fulminea il suo dire d’arte. Un nocciolo portato alla luce, un dentro vomitato, niente di più puro di più autentico. Una sincera ricerca di giochi primitivi, e un richiamo a noti maestri del passato, non per ispirarsi ma per trovare convincimento dei suoi già predisposti linguaggi e intendimenti.

Un incastro, un groviglio, un crogiolo di simboli e un labirinto di piccole forme che si tendono, si manifestano si cercano e si perdono nell’insieme e nell’intuizione, facendo uscire allo scoperto ciò che nelle viscere infiamma l’anima. Troppo intenso da sopportare a lungo. Un urlo di immagini e di colori, di impostazioni sofferte. Quanto dalla storia dell’arte, vi sono tante testimonianze di simili fragori artistici e umani: da Vincent Van Gogh a Eduard Munch, ad altri ancora, che hanno arso il tratto nella loro difficile e convulsa vita. Una tappa pittorica e poi scompare. Una sensibilità portata all’estremo. Quale rapporto fra intuizione, percezione e forma mentis nei tasselli di una esistenza? Un’arte che va per conto proprio? Che va al di là della stessa vita, che sfugge alla mente? Comunque sia, Patrizia ci ha lasciato le sue penetranti immagini, tanto complesse quanto comunicative e di evidente lettura.
Pulsazioni di un animo, si direbbe così forte come il battito intenso di un cuore, sino alla non sopportazione del suo ritmo. Una poetica in evoluzione la sua, un’arte dominata da ricchi passaggi, da impostazioni compositive complesse, riempiendo gli spazi sino all’ultima estensione; ma in momenti diversi la sua stesura si fa più strutturata, lasciando spazio ai fondi, come se si calmasse l’impeto per assaporare una maggiore tranquillità ed appagarsi della sua pittura.
Chissà, se Patrizia avesse varcato questa soglia artistica, elaborando una pittura in cui gli spazi fossero stati suggelli di una qualche raggiunta serenità dell’anima, forse avrebbe cambiato il suo destino.

 Gilberto Carpo

Ho incontrato Patrizia Motetta soltanto una volta, all’inaugurazione della sua mostra presso il Centro Ricreativo “Tiziano Falda” di Cesara. E non le ho neppure mai parlato, se non in quella occasione per salutarla ed esprimerle il mio ringraziamento.

Parlerò allora soltanto delle immagini.

Tutti noi possiamo creare immagini, poiché esse sono una espressione spontanea della nostra psiche. Anche l’artista, che conosce ed utilizza le tecniche del disegno e della pittura e che quindi le produce abilmente e con intenzionalità, non può esimersi dal trasferirvi le sembianze dei suoi contenuti psichici. Questi ultimi sono infatti ciò che noi, di solito inconsapevolmente, percepiamo ogni qual volta approcciamo un’opera d’arte figurativa. Nella sua intrinseca naturalità l’opera d’arte somiglia al sogno: vi è un principiare, poi uno svolgersi fino al culmine, infine un risolversi del dramma.

Sognando Miró
Sognando Miró

tecnica mista, cm. 33 x 48

Come il sogno, l’opera d’arte ci accade, come accade all’artista: nello svelarne i contenuti inconsci, essa coglie la Stimmung fluttuante, il momento propizio ed unico del manifestarsi, e così rispecchia in se stessa il travaglio della propria creazione, trasformandosi nell’espressione e – talvolta – nella soluzione dell’umano conflitto che la sottende.

La mostra di Patrizia recava il titolo: “Un diario per immagini”, a sottolineare la funzione testimoniante della sua quotidianità. Dei suoi quadri possiamo osservare i colori, l’assemblarsi delle immagini e la natura degli spazi tra queste, oppure la loro contiguità o commistione. Possiamo esprimere i nostri positivi apprezzamenti estetici, che in questo caso mi paiono più che opportuni. Possiamo poi lasciarci invadere dal tono delle sue immagini, dal loro modo, dal colore e dal senso, per cercare infine di comprendere – se ciò ci sarà mai consentito – dove si nascondesse il tragos (o forse l’anelito al sacrificio) divenuto protagonista di una avventura esistenziale conclusasi troppo presto.

Mauro Bozzola

Al di là del porto
c’è solo l’ampio mare...
Mare eterno assorto
nel suo mormorare...
Come è amaro stare
qui, amore mio...
Guardo il mare ondeggiare
e un leggero timore
prende in me il colore
di voler avere
una cosa migliore
di quanto sia vivere...
(Al di là, Fernando Pessoa)
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Il vuoto profondo che si è spalancato all’improvviso quando te ne sei andata mi induce a scrivere per credere che nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta… scrivere di te… e i ricordi di te sono quanto di più vicino e vivo ci sia.
Il tempo che ci ha fatte crescere insieme non ha scalfito la prima impressione di te forte e sicura, di te che sembri tenere la tua vita in pugno, come io non so fare.
Durante il tuo cammino ricalchi ruoli diversi ed eserciti diversi mestieri ma quella dell’arte è sempre la tua vera passione da quando anni e anni orsono, inconsapevolmente, rimanesti affascinata da artigiani di località arcaiche. 
Attratta dai contrasti ambientali dettati da rovine antiche e natura selvaggia, in cerca dell’autenticità di un passato che avevi letto solo sui libri, ritorni portando in ricordo uno di quegli scorci inciso a sbalzo.
E giunto il momento di dedicarti al tuo lavoro, alla tua passione, incominci ad utilizzare i più diversi materiali dismessi di provenienza lontana, facendo tutto da sola.
Niente manca di calore domestico, di condimento e di preparazione sempre personale, qualsiasi cosa una volta che passa per le tue mani prende una forma energetica, a tutto viene concesso un po’ della tua creatività controcorrente che sostituisce gestualità tramandate in incedere lenti e a volte dissacranti.
Ogni cosa trova il suo tempo di esistere come in un rito antico che si ripete immutabile. E qui tutto sembra appartenere al mondo delle favole, come fossero creature  ammaliate da un incantesimo, eppur sempre piccoli e semplici frutti dall’apparenza modesta.
A lasciarsi guidare dalla fantasia nelle ore del crepuscolo si possono qui scorgere misteriose visioni oniriche…
I giorni di mercato sono lieti per il giusto complemento del tuo lavoro che si svolge nella concentrazione e nel raccoglimento del tuo laboratorio.
Se anche comunichi poco sono le tue creazioni a parlare, talvolta a cantare. 
Chi non sa chi tu sia, quale sia il tuo talento può notarti per altro, ma in pochi sappiamo quale sapienza si cela nelle tue mani, nella tua mente, nelle tue parole che solo a chi sa ascoltare rivelano la magia di chi le pronuncia.
Il tuo messaggio è già lì nascosto in quell’anonimo pezzo di materia. Tu non l’hai creato, l’hai reso evidente, l’hai svelato ai nostri occhi, attraverso i tuoi che sanno vedere quell’essenza immanente in attesa di essere portata alla luce.
All’alba il sole sorge dal mare illuminando la costa e ricordando il cammino appena percorso perché la tua fatica ha tante storie da raccontare, tanti saperi che la mantengono viva, perciò ogni volta che si pensa ad un viaggio varrebbe sempre la pena di fare almeno una deviazione perchè questa strada non attraversa soltanto uno spazio ma come spesso accade invoglia a perdersi nel tempo.
Il sole ha quasi concluso il suo giro apparente nel cielo; forse anche in questo sta il fascino antico del senso della vita: movimento circolare, equilibrio. È la danza di ogni uomo che nel movimento trova stabilità, è segno che domani e il prossimo anno e così per sempre il tempo ritorna.
Un altro ciclo si compie tu sei tornata ai tuoi luoghi più riposti. Ma prima ancora di esistere l’energia inizia la propria lievitazione e si prepara a rinascere nella sua nuova vita: la magia ha inizio.

Silvia Beltrami